TAC dentale
Guardando lo schermo durante una TAC dentale, si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti alla mappa di un territorio sconosciuto. Immagini in bianco e nero, sezioni del cranio, linee, numeri e dettagli anatomici che compaiono da prospettive diverse.
Ma come fa una TAC a mostrarci quello che si trova all’interno, senza dover “entrare” fisicamente nel corpo?
La risposta è più affascinante di quanto possa sembrare.
Non è una semplice fotografia
Quando scattiamo una fotografia, registriamo la luce riflessa dalla superficie di ciò che abbiamo davanti. Una TAC, invece, utilizza i raggi X e raccoglie informazioni mentre questi attraversano il corpo da diverse angolazioni.
Le varie strutture non si comportano tutte allo stesso modo: ossa, denti, tessuti molli e spazi contenenti aria attenuano i raggi X in maniera differente.
Il computer raccoglie queste informazioni e le trasforma in immagini.
Ecco perché parlare semplicemente di “foto” non rende davvero giustizia a ciò che sta succedendo: quello che appare sul monitor è una ricostruzione ottenuta attraverso una grande quantità di dati.
Il corpo diventa una serie di “fette”
Una delle caratteristiche più curiose della tomografia computerizzata è proprio nel suo nome.
La parola tomografia deriva dal greco e richiama l’idea di rappresentare qualcosa attraverso delle sezioni.
Possiamo immaginare, semplificando molto, che la zona esaminata venga suddivisa virtualmente in tante sottilissime “fette”. Il professionista può osservare queste sezioni una dopo l’altra e analizzare strutture che, in una normale immagine bidimensionale, potrebbero sovrapporsi.
Sul monitor della foto si vedono proprio diverse sezioni della stessa area anatomica.
Non significa naturalmente che il corpo venga realmente “tagliato”: è il software a permetterci di attraversarlo virtualmente.
E da tante sezioni nasce una mappa
La parte ancora più interessante arriva quando tutte queste informazioni vengono messe insieme.
I dati acquisiti possono essere rielaborati per osservare la zona interessata secondo piani differenti e, a seconda dell’esame e del software utilizzato, ottenere anche ricostruzioni tridimensionali.
È un po’ come avere a disposizione una mappa digitale dell’anatomia: invece di poterla guardare soltanto da un punto di vista, il professionista può esplorarla da prospettive diverse.
In odontoiatria questa possibilità può essere molto utile quando è necessario conoscere con maggiore precisione la disposizione e i rapporti tra determinate strutture anatomiche.
Perché può essere utile dal dentista?
Non tutti i pazienti hanno bisogno di una TAC e non tutti gli esami radiologici servono allo stesso scopo. La scelta dell’indagine più appropriata dipende infatti dalla situazione clinica e deve essere valutata dal professionista.
Quando indicato, un esame tridimensionale può fornire informazioni utili, per esempio, nella valutazione di determinate condizioni anatomiche e nella pianificazione di alcuni trattamenti odontoiatrici.
La possibilità di osservare profondità, distanze e rapporti spaziali offre infatti informazioni differenti rispetto a quelle ottenibili con una radiografia tradizionale bidimensionale.
L’obiettivo, però, non è fare “più esami”: è utilizzare l’esame appropriato quando può realmente aggiungere informazioni utili alla diagnosi o alla pianificazione del trattamento.
Quello che vediamo sullo schermo, in realtà, sono numeri
Ed eccoci alla curiosità forse più sorprendente.
Le immagini che vediamo sul monitor sembrano fotografie dell’interno del nostro corpo, ma alla loro origine ci sono soprattutto misurazioni e dati numerici.
Il computer traduce quei valori in diverse tonalità di grigio e costruisce un’immagine che l’occhio umano può interpretare. Ciò che per noi diventa un dente, un osso o un’altra struttura anatomica, per il sistema nasce innanzitutto come informazione digitale.
In pochi istanti avviene quindi una trasformazione affascinante:
il corpo diventa dati, i dati diventano immagini e le immagini diventano informazioni utili per il professionista.
La prossima volta che vedrete sul monitor del dentista una schermata simile a quella della nostra fotografia, quindi, saprete che non state semplicemente guardando una radiografia.
State osservando una sorta di viaggio digitale all’interno dell’anatomia, una sezione alla volta.